La pediculosi è un’infestazione cutanea che viene provocata dai pidocchi, cioè piccoli insetti che si comportano come parassiti. Si nutrono del sangue degli esseri umani e proliferano soprattutto sui capelli e i peli, zone in cui si muovono più facilmente grazie ai piccoli uncini che hanno sulle zampe. 

La trasmissione della pediculosi è rapida in quanto i parassiti si spostano da una persona ad un’altra si trovano a poca distanza tra loro. Inoltre, la condivisione di pettini, spazzole, cappelli e talvolta anche indumenti può aumentare le probabilità che si creino delle “epidemie”. Questa è la regione per cui, soprattutto in ambienti scolastici, si possono verificare delle infestazioni da pidocchi tra i diversi compagni di classe. 

Individuare tempestivamente la presenza di questi parassiti sulla testa è necessario non solo per arginare il contagio, ma anche per evitare le complicanze che, per quanto rare, possono diventare assai spiacevoli. 

Sintomi 

Il sintomo principale della pediculosi è il prurito in testa e, in particolare, nella zona del cuoio capelluto che può essere interessato anche da piccoli rigonfiamenti anche rossastri. I ponfi possono presentarsi anche sul collo e le spalle, zone del corpo adiacenti a quelle di primario interesse per i pidocchi. 

Bisogna tenere presente che i segnali della presenza di questi parassiti si può manifestare non solo sui capelli, ma anche sulle sopracciglia e sui peli delle braccia quando particolarmente folti. 

I rigonfiamenti che si trovano tanto sul capo quanto nelle zone adiacenti possono avere anche la forma della crosta, come risultato di uno sfregamento particolarmente vigoroso, e talvolta produrre liquido. 

Inoltre, un altro sintomo che conferma inequivocabilmente la pediculosi è il reperimento delle uova sulla testa. Per riconoscere le lendini si tengano presente queste caratteristiche: 

  • sono piccole e di colore biancastro; 
  • hanno una forma allungata, simile a quella di un pinolo; 
  • le dimensioni sono di circa 1 mm; 
  • usualmente si schiudono 7 giorni dalla deposizione;
  • si trovano preferibilmente in prossimità della radice dei capelli; 
  • sono difficili da rimuovere, il che permette di distinguerle dalla forfora; 
  • la quantità non è una discriminante da prendere in considerazione; 
  • si trovano preferibilmente nella zona della nuca o dietro le orecchie. 

La presenza delle lendini è giustificata dal fatto che i pidocchi depongono le uova ancorandole al fusto dei capelli o dei peli, preferibilmente in zone dove la temperatura e il grado di umidità sono ottimali per favorirne la schiusa. 

Per poter identificare le lendini è opportuno considerare le differenze rispetto alla forfora, con cui può essere spesso scambiata. Quest’ultima si stacca facilmente dal capello, anche con un semplice movimento che scompiglia la chioma. Al contrario le lendini sono ben ancorate al fusto dei capelli e si riescono a rimuovere solamente con il pettine apposito oppure esercitando una leggera pressione e tirandole. 

La presenza dei pidocchi sui capelli, invece, è riconoscibile dal fatto che sono piccoli e neri. A meno che non si tratti di un’infestazione di entità significativa possono essere difficilmente visibili ad occhio nudo, soprattutto se la persona ha la capigliatura di colore scuro. Tuttavia, notare qualcosa che si muove può essere un’indicazione eloquente della presenza di questi parassiti. 

Per avere un’idea della durata dei sintomi della pediculosi è opportuno considerare il ciclo vitale dei pidocchi che si articola in 3 stadi per una durata complessiva di 3-4 settimane: 

  • la femmina depone le uova, ancorando saldamente le lendini al cuoio capelluto attraverso le sostanze cheratiniche si trovano nella saliva. Le uova dei pidocchi non vengono covate, sebbene questi parassiti abbandonino la testa dell’ospite solamente se costretti;
  • la schiusa delle uova avviene dopo 7-10 giorni e vengono fuori le ninfe e che si nutrono già di sangue; 
  • nel corso della settimana successiva la ninfa matura e diventa il pidocchio vero e proprio; 
  • i pidocchi devono tassativamente nutrirsi per poter sopravvivere e possono resistere al massimo 30 ore senza farlo.

La peculiarità di questi parassiti è che possono deporre le uova solamente a contatto con il corpo umano e non possono quindi contagiare gli animali domestici.

Accanto ai sintomi più diffusi ce ne sono altri che possono presentarsi con minore frequenza ma che, quando presenti, non devono essere sottovalutati: 

  • bruciore agli occhi; 
  • prurito al corpo e orticaria; 
  • pomfi sparsi sul corpo, in particolare sul collo e sulle spalle; 
  • discromie cutanee e macule; 
  • linfonodi ingrossati

A titolo informativo si ricorda che i sintomi sopra citati sono gli stessi per tutte e tre le tipologie di pidocchi, che sono: 

  • della testa, pediculus capitis, il più diffuso e si insedia preferibilmente sulla testa; 
  • del corpo, pediculus humanus, e si insedia sulle diverse zone del corpo preferibilmente se coperte da peluria dove possono meglio annidarsi. A differenza dei pidocchi della testa, quelli del corpo rappresentano una seria minaccia sanitaria perché possono essere il vettore di complesse patologie; 
  • del pube, phthirus pubis. Questa tipologia ha una forma decisamente più schiacciata rispetto alle altre due specie, motivo per cui è noto anche come piattola. 

Individuare tempestivamente i sintomi delle pediculosi è essenziale per poter trattare in maniea efficace questa problematica: si ricorda, infatti, che nel giro di 1 mese, ciascun pidocchio può deporre da 80 a 300 uova sul medesimo capo. 

Cause

La causa primaria e unica della pediculosi è il contagio che può avvenire tramite due modalità:

  • diretto, quando due persone si trovano talmente vicine da favorire il passaggio del pidocchio da una superficie all’altra. Questa forma di contagio è assai frequente soprattutto nei bambini che, trascorrendo molto tempo nello stesso ambiente, hanno contatti diretti assai frequenti; 
  • indiretto, quando due persone si scambiano un oggetto che potrebbe essere sia un capo d’abbigliamento come una felpa o una maglietta, ma anche oggetti come spazzole o pettini. 

A differenza di quanto si possa pensare l’igiene non costituisce una causa dei pidocchi, sebbene possa rientrare tra i fattori di rischio che aumentano le probabilità che i parassiti proliferino sulla testa. 

È opportuno quindi approfondire quali siano gli elementi che possono favorire la diffusione della pediculosi: frequentare luoghi affollati, è questo il caso dei bambini molto piccoli che fanno il riposino del pomeriggio tutti insieme. In questa situazione il contatto diretto è assai favorito; 

  • avere i capelli lunghi sciolti, dal momento che può essere più complesso individuare la presenza dei pidocchi o delle lendini. In particolare, chi ha i capelli chiari può avere maggiori problemi nello stabilire la presenza delle uova, mentre chi ha i capelli scuri quella dei pidocchi; 
  • sottovalutare la presenza dei parassiti, dal momento che non è sufficiente rimuovere una parte delle lendini per poter considerare eliminato il problema della presenza dei pidocchi; 
  • viaggiare in paesi esotici in cui questi ectoparassiti sono più diffusi espone al rischio di contagio. In questo caso porre attenzione ai sintomi e alla presenza di parassiti può essere risolutivo; 
  • visitare luoghi di passaggio come gli aeroporti o le stazioni ferroviarie. 

Inoltre la resistenza ai trattamenti nelle infestazioni da pidocchi rappresenta un'importante preoccupazione in ambito medico ed epidemiologico. Questo fenomeno, che può verificarsi a seguito dell'uso eccessivo o improprio di prodotti antipediculosi, comporta notevoli sfide nella gestione dei casi e richiede un'analisi approfondita. La resistenza si verifica per due ragioni: 

  • esposizione continuativa, l'uso frequente o prolungato di un determinato insetticida può esporre i pidocchi all'agente chimico in modo continuo. Questa esposizione costante può selezionare naturalmente le popolazioni di pidocchi che presentano una maggiore resistenza genetica all'insetticida in uso; 
  • mutazioni genetiche, dal momento che i pidocchi sono organismi altamente adattabili. Nel corso di molte generazioni, alcuni individui possono sviluppare mutazioni genetiche che li rendono resistenti agli insetticidi comunemente utilizzati. Questi pidocchi resistenti sopravvivono al trattamento e possono riprodursi, trasmettendo la loro resistenza alla prossima generazione di pidocchi.

La resistenza ai trattamenti comporta alcune implicazioni clinicamente rilevanti:

  • difficoltà nel controllo, una volta che una popolazione di pidocchi sviluppa resistenza a un insetticida specifico, diventa sempre più difficile eradicarla con quel particolare trattamento. Di conseguenza, il controllo delle infestazioni richiede l'adozione di diverse strategie e l'impiego di prodotti alternativi; 
  • necessità di monitoraggio dell'efficacia dei trattamenti utilizzati. L'identificazione precoce di segni di resistenza permette di adottare misure preventive per evitare una maggiore diffusione della resistenza; 
  • sviluppo di nuovi prodotti antipediculosi con meccanismi d'azione diversi è essenziale per affrontare la resistenza. Tuttavia, è importante utilizzare questi prodotti in modo responsabile per ritardare il possibile sviluppo di nuovi casi di resistenza.

La prevenzione della pediculosi riveste un ruolo significativo nella gestione di questa comune condizione parassitaria. Alcuni passi chiave da seguire includono:

  • informazione e consapevolezza, sui sintomi e i modi di trasmissione in famiglia, in ambienti scolastici e comunità; 
  • evitare il contatto diretto con persone infestate, soprattutto durante il gioco o attività sportive che prevedono il contatto diretto;
  • ridurre la condivisione degli oggetti personali come spazzole per capelli, pettini, cappelli, fasce per capelli, asciugamani e biancheria da letto può prevenire la trasmissione dei pidocchi; 
  • eseguire regolamenti delle ispezioni dei capelli, in particolare nei bambini; 
  • mantenere i capelli legati o raccolti per rendere più difficile ai pidocchi il raggiungimento del cuoio capelluto e ridurre il rischio di infestazione; 

Infine, comunicare tempestivamente la presenza di un caso di pediculosi all'istituzione scolastica, agli amici e alle persone con cui si ha contatto frequente può contribuire a prevenire ulteriori infestazioni e promuovere la cooperazione nella prevenzione della pediculosi.

Rimedi e cure per la pediculosi

Quando viene accertata la pediculosi bisogna procedere tempestivamente con i trattamenti locali: si tratta principalmente di polveri, shampoo, mousse o lozioni da applicare sul cuoio capelluto per poter eliminare la presenza dei pidocchi. I principi attivi che sono contenuti nella maggior parte dei prodotti antipediculosi sono: 

  • estratto di pireto, come la tetrametrina e la fenotrina, che agisce come agente occlusivo rispetto agli ectoparassiti eliminandoli. Questa tipologia di trattamento risulta assai efficace per i pidocchi, ma meno sulle lendini; 
  • malathion, della famiglia degli organofosforici che induce la paralisi respiratoria del pidocchio e ha un effetto deleterio anche sulle uova. 

Il trattamento efficace contro la pediculosi richiede una procedura ben strutturata e attenta. Prima di tutto è opportuno procurarsi un pettine per pidocchi che si caratterizza per avere lunghi denti di metallo. 

In genere, è consigliabile seguire i passaggi seguenti per massimizzare l'efficacia del trattamento:

  • applicazione del prodotto antipediculosi direttamente sui capelli asciutti. Questo passaggio è cruciale poiché permette al prodotto di agire direttamente sui pidocchi presenti sul cuoio capelluto; 
  • massaggio e distribuzione, con movimenti delicati per garantire che il prodotto raggiunga l'intera superficie del cuoio capelluto. Si deve prestare particolare attenzione all'area dietro le orecchie e alla nuca, poiché questi sono luoghi frequenti di infestazione; 
  • utilizzo di un pettine a denti stretti per distribuire uniformemente il prodotto e a rimuovere i pidocchi morti. Il pettine deve essere passato sui capelli dalla radice alle punte e deve essere igienizzato con alcool al termine dell’utilizzo; 
  • rispettare il tempo di posa, la maggior parte dei prodotti antipediculosi richiede un tempo di posa specifico, solitamente compreso tra 5 e 10 minuti. Questo permette al principio attivo di agire efficacemente contro i pidocchi; 
  • lavaggio e risciacquo al termine del tempo di posa usando acqua tiepida o uno shampoo neutro. Questo processo rimuove il prodotto e i pidocchi morti.

Spesso non è sufficiente una sola applicazione, ma è fortemente consigliato procedere con un secondo trattamento a distanza di 7-10 giorni dal primo. Questo passaggio è importante per uccidere eventuali pidocchi che sono nati dalle uova schiuse dopo il primo trattamento: infatti, questa seconda applicazione aiuta a interrompere il ciclo riproduttivo dei pidocchi.

È importante sottolineare che il trattamento deve essere eseguito non solo sulla persona affetta da pediculosi, ma anche da tutti i membri della famiglia, in particolar modo sui fratelli o sorelle che sono più a stretto contatto. 

Accanto ai trattamenti farmaceutici è possibile ricorrere ad alcuni rimedi naturali che, se utilizzati nei giorni a seguire dello shampoo specifico, possono contribuire ad eliminare la pediculosi. Tra le soluzioni alternative a quelle tradizionali ci sono: 

  • olio di cocco, grazie al suo alto contenuto di acido laurico può soffocare i pidocchi. Tuttavia, le prove scientifiche sull'efficacia di questo ingrediente sono limitate e non è stato dimostrato che sia altrettanto efficace degli insetticidi farmaceutici; 
  • aceto, viene usato di frequente come agente per staccare le lendini dai capelli. Sebbene quindi possa dirsi particolarmente efficace nei confronti delle uova, non si può dire altrettanto della sua azione nei confronti dei pidocchi. L’aceto è comunque considerato un rimedio naturale contro la pediculosi da tempo e veniva utilizzato in assenza di trattamenti farmaceutici; 
  • l'olio dell'albero del tè è noto per le sue proprietà antimicrobiche. Alcune persone lo utilizzano per il trattamento dei pidocchi, diluendolo con acqua e applicandolo sui capelli. Anche se alcuni studi indicano che potrebbe avere un certo effetto contro i pidocchi, la sua efficacia non è paragonabile a quella degli insetticidi farmaceutici.

I pidocchi e le lendini usualmente rimangono imprigionati nel pettine, ma in alcuni casi può essere necessario procedere con la rimozione manuale che deve essere seguita seguendo alcune precauzioni: 

  • la persona addetta a questo compito dovrebbe indossare preferibilmente i guanti; 
  • imprigionare tra i polpastrelli le lendini o i pidocchi morti e sfilarli lungo il capello, come si farebbe con una perlina lungo una collana; 
  • si sconsiglia di strofinare i capelli perché l’efficacia di questa soluzione è assai ridotta; 
  • è necessaria pazienza e soprattutto tempo per poter rimuovere tutte le lendini da capo di una persona, soprattutto se si tratta di un bambino; 
  • ricordare di igienizzare il pettine al termine del trattamento. 

La gestione di un caso di pediculosi richiede l'adozione di rigorose norme igienico-sanitarie in casa al fine di prevenire la diffusione dell'infestazione tra i membri della famiglia e limitare il rischio di una re infestazione. Le principali norme da attuare sono:

  • isolamento degli oggetti, come asciugamani, spazzole, pettini, cappelli, fasce per capelli e biancheria da letto. Questi oggetti non dovrebbero essere condivisi con altri membri della famiglia fino a quando l'infestazione non è stata trattata con successo. Inoltre, è importante comunicare tempestivamente la presenza di un caso di pediculosi a tutti coloro che potrebbero essere entrati in contatto con l'individuo infestato; 
  • lavaggio a temperature elevate di tutti gli oggetti personali e i capi di abbigliamento che sono stati a contatto con la persona infestata, almeno a 60° con il detersivo che si è soliti utilizzare o, all’occorrenza, utilizzarne uno specifico;
  • igienizzazione dell’ambiente, divani, sedie, tappeti e pavimenti, dovrebbero essere attentamente aspirate per rimuovere eventuali pidocchi o uova cadute. Successivamente, è consigliabile pulire queste superfici con acqua calda e detergenti. 

Particolare attenzione deve essere riservata ai cuscini e alla biancheria da letto, ma anche ad elastici per capelli, cerchietti e pinze usate dalla persona direttamente coinvolta o dai familiari. 

Infine, devono essere igienizzati anche e soprattutto i pelouche con cui i bambini sono soliti dormire: per quanto possa essere complesso, questi oggetti possono essere un pericoloso veicolo di un nuovo contagio. 

Un aspetto da non sottovalutare è anche la comunicazione tempestiva alla scuola e l’osservanza delle norme previste dalla regione per i casi di pediculosi. In alcuni casi la persona può rientrare il giorno successivo al trattamento, mentre in altro è necessario attendere almeno una settimana. 

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